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Le Dame di Garessio

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casottoGaressio è annoverato, e a gran ragione, tra i più bei borghi medievali d'Italia. Circondato dai monti e sviluppatosi in un'ampia conca scavata dal fiume Tanaro, si trova sul confine tra Piemonte e Liguria.
Furono i Ligures Montani e le Gens Romanae ad abitare per primi questo luogo che tutt'ora, attraverso le sue ricchezze naturali, folkloristiche ed artistiche, continua ad affascinare abitanti e visitatori.
Ad alimentare questo fascino, contribuiscono numerose leggende, in particolare la storia di due donne: quella della Dama in Nero e quella della Dama del Ponte Rosa.
La Dama in Fiero (nero) è, in realtà, il soggetto di un quadro attribuito a Van Dyck (ma alcuni lo ritengono opera d'un pittore della sua scuola), proveniente dal castello torinese di Agliè ed ora situato nella sala da musica del Castello di Casotto. Si afferma che in alcune notti dell'anno il fantasma della donna, vestita d'un nero abito seicentesco, uscisse dal dipinto e si aggirasse tra le sale del castello, predicendo ai membri della famiglia reale che l'incontravano  disgrazie d'ordine personale o politico.
Nell'Ottocento il castello (nato nell'XI secolo come Certosa di Santa Maria, quindi con funzione ben diversa da quella di fortificazione o dimora signorile) fu acquistato da Carlo Alberto di Savoia che si occupò dei restauri e ne fece sua dimora estiva di caccia.

Avrà avuto anche lui l'onore di incontrare la misteriosa Dama? E' molto probabile che l'abbia incontrata la Principessa Maria Clotilde: la sua camera da letto era situata proprio al fianco della sala da musica. Il Castello è aperto al pubblico, si trova nella frazione di Valcasotto e merita sicuramente una visita, non solo per ammirare il quadro "incriminato". Gli ambienti sono conservati con cura, completi del loro ricco arredamento e quindi impregnati ancora di un'atmosfera tutta speciale.
La storia della Dama del Ponte Rosa ha invece radici molto più antiche, risalenti al periodo Medievale.

E' presso Porta Rose che iniziava il vero e proprio centro del borgo, dominato da un castello di cui ora resta una sola torre (inglobata in un edificio privato) oltre che alle mura fortificatrici.

Dalla feritoia una di queste torri si narra che, diversi secoli fa, una dama gettò una rosa rossa ad un cavaliere appartenente all'esercito nemico. Quando però l'uomo s'inchinò per raccoglierla, senza pensare che potesse trattarsi d'una trappola, venne trafitto da una freccia e cadde a terra privo di vita. Il suo sangue si sparse copioso a terra, confondendosi con il colore dei petali del fiore che dà ora il nome all'antica porta cittadina. Caduto in guerra, vittima dell'amor cortese i cui principi, ahimè, gli valsero la vita. Chissà se il suo fantasma vaga ancora là, dove un tempo si accedeva attraverso un grande ponte levatoio? Ma questa è un'altra storia...

Ringraziomo il comune di Garessio per il prezioso materiale inviatoci. Per qualsiasi altra informazione storica e artistica potete visitare i siti:
www.garessio.net
www.comune.garessio.cn.it
© Monica Taddia

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