La magia è l'espressione di una volontà
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- Creato Mercoledì, 05 Gennaio 2011 15:17
È difficile definire esattamente che cosa si intenda per magia. La difficoltà deriva dalla varietà degli atti magici e delle concezioni diverse che le diverse società umane ne hanno avuto. Nelle civiltà primitive questi atti magici sembrano confondersi con gli atti religiosi. Se ne separano poi col progresso delle idee e dei costumi. La magia dell’Odissea non è quella del VI canto dell’Eneide, né quella di Lucano, o dell’asino d’oro di Apuleio. È apparentemente impossibile trovar delle somiglianze tra la magia Caldea e quella degli Australiani, degli Zulù o dei Pellerossa.
E questa stessa diversità ci dà già una prima indicazione: la magia, visto che varia con lo stato sociale, è un fenomeno d’ordine sociale. Fenomeno che non è correlativo a funzioni fisiologiche, che sono identiche presso tutti gli uomini, ma a funzioni psicologiche collettive, che, proprio per esser comuni a particolari gruppi, non lo sono a tutto il genere umano.
Ma c’è, tuttavia, un carattere comune alle diverse forme di magia: esse si distinguono per i loro principali fini, riti, per la tecnica, ma tuttavia si basano su di un fondo di idee comuni diffuse in tutta quanta l’umanità. Se il mezzo sociale in cui la magia si svolge ha una certa influenza sulle modalità della magia, essa ha una base più larga del semplice fatto sociale, indagabile, in quella misura in cui a noi è possibile indagare, distinguendo l’essere umano dai gruppi che esso forma. E siamo quindi condotti a ricercare se la magia non abbia la sua primordiale origine in una funzione psicologica individuale e non solo collettiva. Perciò noi dobbiamo cercare di definire la magia, di circoscriverne il dominio e trovarne il fondamento tenendo conto di questo doppio carattere, individuale e collettivo.
La magia ha, in tutte le civiltà primitive, stretti rapporti con la religione. Spesso sembra impossibile distinguerla nettamente, ma tuttavia un esame attento rivela, nell’atto magico, un carattere che manca all’atto religioso propriamente detto. Questo può non esser altro che una preghiera o una invocazione; quello è sempre un’operazione, implicante una serie di determinate azioni. Differenza essenziale, che rivela la particolare natura della magia. Le sue manifestazioni non si riferiscono a esseri la cui volontà possa essere intenerita da suppliche od offerte, ma non costrette; esse sono invece rivolte a esseri o a forze che possono, sotto certe condizioni, esser sottomessi alla volontà umana. L’atto religioso è una preghiera, l’atto magico è l’espressione di una volontà. L’uno è umile, l’altro non lo è. Ed è singolare che questo carattere non sia sfuggito al mistico tedesco Jakob Böhme che definisce così la magia: “Essa non è, in se stessa, altro che una volontà, e questa volontà è il gran mistero di ogni meraviglia e di ogni segreto; essa opera nell’essere per mezzo dell’appetito del desiderio”. Tale è il carattere essenziale della magia. Essa è l’espressione di una volontà, e imprime questo segno di discriminazione a tutti i dettagli della operazione magica. La magia può applicare questa volontà sia all’assoggettamento di esseri soprannaturali, (geni, demoni, spiriti) sia a quello di forze naturali. Nel primo caso abbiamo la magia propriamente detta, nel secondo la scienza occulta.
Per questo articolo sulla magia, che potete trovare anche a questo link http://www.oroscopo-astrologia.it/magia-e-incantesimi/609/magia/305/a ringraziamo i nostri amici del sito http://www.oroscopo-astrologia.it :)
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